Stefano Calvi

Sono Stefano, e mi alzo dal letto di buon umore



Svegliarsi alla mattina sapendo di dover svolgere il lavoro più bello del mondo: esiste qualcosa di meglio?




Quello che si dice un “figlio d’arte”. Nella pancia di mamma, in evidente anticipo sul primo vagito, sentivo già il ticchettio della macchina da scrivere di papà: forse è da quel momento che il legame con il giornalismo si è fatto per me indissolubile. Certo lo è diventato da quando, quindicenne, a piccoli passi ho iniziato seriamente a muovermi nel settore dell'informazione. Le parole sono dunque entità con cui armeggio da un po’ di tempo, ma mai come oggi - che di parole siamo sommersi - sento l’esigenza di separare quelle inutili da quelle che un’utilità ce l’hanno eccome. Comunicare è un verbo a cui assegno questo significato: dare una forma comprensibile, visiva o discorsiva, ai concetti che meritano di essere trasmessi.

Profumo d'inchiostro


L’esperienza che metto in campo è quella di oltre venti anni di attività trascorsa nel contesto della comunicazione giornalistica su testate nazionali e locali. Nell’ambito editoriale ho fatto tanta “palestra”, fino a diventare direttore responsabile di un settimanale, parentesi che mi ha permesso di vivere la realtà del giornalismo dalla cabina di regia.

Ah, l'Università!


Sono laureato in Scienze Politiche. Serbo eccellenti ricordi dell’Università degli Studi di Pavia, ambiente che ha inciso enormemente sulle successive scelte della mia vita. Il contatto con le persone, le idee, i pensieri... lì ho capito come la comunicazione sia alla base di ogni rapporto. Personale o di lavoro. Sono dell’idea che comunicare significhi anche metterci la faccia, dare un valore forte a ciò che si dice. Per questo, quando mi è stata proposta, ho accettato la direzione di una testata giornalistica televisiva, dove tocco con mano l’attualità e le tendenze di tutti i giorni. 

Storie di cibo e d'eccellenze


Enogastronomia e lifestyle: due temi che da sempre mi appassionano. Talvolta ho la fortuna di unire l’utile al dilettevole, raccontando le eccellenze del Bel Paese su testate giornalistiche e televisive di settore. Ma mi è capitato di farlo anche attraverso le pagine di mie produzioni letterarie, in quanto sono autore di alcuni libri dedicati alle tradizioni locali e di un noir, "L'ultimo assaggio", la cui trama è sorretta da un robusto sfondo gastronomico.

Family man


Sono orgogliosamente papà di un bimbo, Tommaso, che - a causa di una profonda trasformazione del modo di lavorare - quel ticchettio, quel rumore di tasti squisitamente meccanico non l’ha mai sentito. Chissà se, come il suo babbo prima di lui, un giorno deciderà di seguire le orme paterne... Sicuramente glielo consiglierò. Perché il mio lavoro è il lavoro più bello del mondo.




Nella pancia di mamma sentivo già il ticchettio della macchina da scrivere di mio padre. Da quel momento il legame con il giornalismo fu qualcosa di indissolubile a tal punto che a 15 anni ho capito che era la mia strada. Le parole sono l’essenza di un concetto che ogni giorno cerco di far emergere. Che cerco di comunicare all’esterno. Per questo mi metto a disposizione dei nostri clienti per far emergere attraverso concetti chiari ed incisivi il loro business.

L’esperienza che metto in campo è quella di oltre venti anni di attività trascorsa nell’ambito della comunicazione giornalistica su quotidiani di carattere nazionale. E poi su testate locali.


Realtà, queste, dove mi sono formato diventandone poi, in alcuni fortunati casi, anche editore e direttore responsabile. Non prima essermi laureato alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Pavia, quell’ateneo che formò geni dal calibro di Carlo Goldoni o Alessandro Volta.

Quello universitario è stato uno dei periodi più belli della mia vita


a contatto con tante persone, idee, concetti che mi hanno fatto capire maggiormente che la comunicazione e alla base di ogni rapporto. Personale o di lavoro che sia. Sono dell’idea che comunicare significa anche metterci la faccia, considerare ciò che stiamo dicendo un valore forte, qualcosa per cui valga la pena mettersi in gioco. Per questo ho scelto anche la strada della direzione di una testata giornalistica televisiva dove tocco con mano l’attualità e le tendenze di tutti i giorni.

Andiamo oltre e quando le passioni si trasformano in lavoro la soddisfazione è doppia. Così cerco di raccontare l’enogastronomia e il lifestyle del nostro Paese su testate giornalistiche e televisive di settore. Attraverso pagine di mie produzioni letterarie in quanto sono autore di libri su tradizioni locali e noir a sfondo gastronomico. Il tutto con una finalità: evidenziare che il bello dell’Italia è una ricchezza da andarne fieri. Fierezza che utilizzo quando racconto gli abbracci del mio piccolo Tommaso che non saprò mai se farà questo lavoro. Quel ticchettio lui non lo ha mai sentito a causa di una fondamentale mutazione del modo di lavorare. Ma sicuramente glielo consiglierò. Perchè comunicare è il lavoro più bello del mondo.